L'ORTO BOTANICO DI NAPOLI

13:59 Carlotta Marengo 0 Comments


L’Orto Botanico di Napoli fu fondato agli inizi del XIX secolo, periodo in cui la città era dominata dai Francesi; questi ultimi realizzarono il progetto che stato concepito in precedenza da Ferdinando IV di Borbone.
Gli architetti incaricati del progetto furono Fazio e Paoletti; il primo realizzò la facciata monumentale, con il viale principale che conduce all’edificio Castello, il Castello (sede dell’Istituto)  e la serra denominata "Stufa temperata". L’architetto Paoletti invece si dedicò alla progettazione e alla realizzazione della parte inferiore dell'Orto.

Il primo direttore dell'Orto Botanico fu Michele Tenore, appassionato di  Botanica che  organizzò l'Orto in modo del tutto nuovo rispetto ai precedenti “Giardini dei semplici” e che durante i 50 anni di direzione arricchì le collezioni dell'Orto, arrivando a contare circa 9.000 specie vegetali coltivate. All’interno dell’Orto venne pianificata anche la ricerca scientifica, la raccolta e coltivazione di molte di piante medicinali e specie vegetali esotiche.

Queste ultime venivano di solito acclimatate nella “Stufa temperata” e nella “Stufa calda”, che nel 1818 venne costruita vicino alla prima.

A Michele Tenore successe Guglielmo Gasparrini che fece risistemare alcune aree dell’Orto quali l'arboreto, l'agrumeto e il “frutticeto; fu poi creata una “Valletta" per la coltivazione di piante alpine e costruita una nuova serra riscaldata, in sostituzione della precedente. Il nuovo direttore si occupò anche della sistemazione del Museo botanico e dell'ordinamento dell'erbario .

Negli anni successivi i direttori che si susseguirono ampliarono ulteriormente l’Orto, arricchendolo di nuove collezioni di piante ,tra cui le xerofite e le succulente, le piante lacustri e le officinali.

Durante la guerra gran parte delle coltivazioni e delle strutture (che vennero utilizzate ad uso militare) furono gravemente danneggiate dai soldati e dai bombardamenti; l’Orto era spesso invaso anche dalla popolazione che cercava in questo luogo rifugio e acqua. Durante l'occupazione delle truppe alleate i prati furono addirittura ricoperti con cemento o sterilizzati e utilizzati come parcheggio per gli automezzi militari.

La rinascita dell’Orto botanico fu lunga e difficoltosa ma negli anni ’60 finalmente ritornò agli antichi splendori dotto la direzione di Aldo Merola. Il nuovo direttore si preoccupò soprattutto di potenziare il ruolo didattico dell’Orto, assegnando a tutte le piante un’etichetta riportante i dati tassonomici e di distribuzione delle singole specie, creando nuove zone espositive e riorganizzando alcuni settori preesistenti seguendo in alcuni casi un criterio sistematico, in altri un criterio ecologico.



L’area delle Pinophyta, l’agrumeto, la vaseria e il palmeto costituiscono esempi di zone a carattere tassonomico, mentre il “deserto”, la “torbiera”, la “spiaggia” e la “roccaglia” rappresentano aree a carattere ecologico in cui si è tentata la ricostruzione di ambienti naturali.  



Oggi l'Orto botanico di Napoli si sviluppa su una superficie di quasi 12 ettari conta circa 25mila esemplari di 10mila specie diverse, provenienti da ogni parte del mondo. 

Le collezioni vegetali sono presentate secondo tre criteri: ecologico, sistematico  ed etnobotanico. 



Dei suddetti raggruppamenti, possiamo citare ad esempio il “deserto”, la “spiaggia”, la “torbiera”, la “roccaglia”, l'area della macchia mediterranea, le vasche di piante acquatiche, il filiceto (criterio ecologico), l'area delle Pinophyta, l'area delle Magnoliophyta, l'agrumeto, il palmeto (criterio sistematico), la sezione sperimentale delle piante officinali (criterio etnobotanico).
Interessanti sono anche i complessi di serre e il museo di Paleobotanica ed Etnobotanica, ospitato nel Castello seicentesco.



Oggi l’Orto botanico di Napoli, oltre alla coltivazione e alla presentazione a fini museologici delle collezioni e lo svolgimento di manifestazioni artistiche e culturali, si occupa anche di ricerca, di conservazione di specie rare o minacciate di estinzione e di didattica.












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